20 N. 7, luglio 2017 Una delle più importanti collezioni di film è a Londra, ma potrebbe tornare in Svizzera Il primo cinefilo svizzero è stato un sacerdote friburghese Si sarebbe tentati di sottostimare questo capitolo della storia del cinema, rimasto per troppo tempo sconosciuto. Un sacerdote faceva collezioni di film e le presentava ai suoi allievi, nell’ambito dell’insegnamento religioso. Simpatico, si direbbe oggi. All’epoca si trattava però di una sensazione. Infatti, padre Joye, sacerdote gesuita, battezzato con il nome di Joseph Alexis Joye nel 1952 nel canton Friburgo, trasferitosi più tardi a Basilea, ha raccolto centinaia di pellicole durante gli anni. Questo tesoro è considerato oggi una delle più importanti collezioni al mondo degli inizi della settima arte, in quantità e qualità. “Non è poca cosa. Si potrebbe parlare di una bomba”, ritiene Mariann Lewinsky-Sträuli, storica del cinema, specialista del muto. Diversi articoli e libri valutano da 1’300 a 2’500 film. Si è però sicuri che la maggior parte delle opere datano degli anni dal 1905 al 1913, le più recenti del 1919. Padre Joye le ha acquistate durante gli anni sul mercato tedesco delle occasioni. Film d’azione, storielle per bambini, racconti e animazioni, racconti di guerra o anche quanto oggi definiamo documentari, “paesaggi, natura, città e costumi”, secondo un catalogo. La durata dei film varia dai 3 ai 15 minuti. Mariann Lewinsky pensa che il sacerdote proiettava da 10 a 15 film per seduta. Un insieme composito, quindi, “un cinema incredibilmente bello di ogni genere ed estetica, ma estremamente divertenti”. Baci censurati All’epoca non esistevano sale permanenti. I cinema itineranti si spostavano da una località all’altra presentando immancabilmente gli stessi film. Padre Joye, lui, voleva mostrare ogni volta nuovi film. Si trattava di un cambiamento di paradigma. Egli contribuì così a costituire una collezione voluminosa. La leggenda vuole che egli abbia importato più di una bobina di contrabbando, tra la Germania e Basilea, nascosta sotto la sua sottana. Avrebbe di tanto in tanto tagliato alcune scene di baci, talvolta fatto uscire i ragazzi nei momenti, diciamo … delicati. Ma oltre 100 anni dopo questi fatti, non ne abbiamo nessuna certezza. Nemmeno quella di sapere se ha mostrato l’intera sua collezione. Mariann Lewinsky, da parte sua, nutre qualche dubbio. Infatti, vi si trovano in particolare un film del 1905 apertamente anti-cattolico “I Martiri dell’Inquisizione”. Lo storico del cinema svizzero Roland Cosandey è stato il primo a documentare la vita e l’opera di Padre Joye in un libro “Welcome Home Joye! Film um 1910”. Nel 1886 il prelato viene incaricato della funzione di vicario e docente di religione a Basilea. Alcuni anni più tardi, viene creato un orfanotrofio, chiamato Vinzentianum, poi dal 1905, Borromeum. È nella sala della scuola domenicale e di catechismo di questo istituto che il sacerdote presenta i suoi film. All’inizio si serve di una “lanterna magica”, che proietta la luce su immagini dipinte su lastre di vetro attraverso un obiettivo. Ne avrebbe fabbricate a migliaia. Nel 1886 frequenta i primi cinematografi dello Stadt-Casino di Basilea. Nel 1902 Padre Joye comincia a procurarsi i film e non si fermerà più. Mariann Lewinsky ha visionato la totalità della collezione. Per farlo ha dovuto viaggiare Padre Joye, il prete che amava il cinema.