22 N. 7, luglio 2017 Intervista a Iris Bohnet, docente svizzera di Harvard «La fiducia è la chiave della sfera privata» Iris Bohnet, docente svizzera di Harvard, smonta il concetto di intuito, spiega come deve essere condotto un colloquio di lavoro e mette in guardia dai pericoli dei social media. Signora Bohnet, iniziamo con una domanda facile: cos’è che muove l’uomo? Forse la domanda era intesa in senso ironico, ma posso rispondere con una sola parola: la passione. Tutto qui? Avrei anche potuto rispondere «la sete di conoscenza» o «il senso della vita». Ma la passione è più profonda. Ci spinge a lavorare, amare, uscire a fare jogging il mattino, comprare fiori, dare il meglio di noi nella professione ma anche a tenere duro se il lavoro non ci piace pur di mantenere la famiglia o a resistere durante un periodo in carcere. Lei ha un dottorato in economia. Sì. Che risposta vi aspettavate da me? Che è il denaro a muovere le persone? Forse, o più in generale la massimizzazione dei vantaggi. Status sociale, reddito, patrimonio, potere, tutto questo ci influenza dall’esterno. Ma se la domanda è che cosa muova davvero l’uomo, allora non sono questi aspetti ma il nostro essere più profondo. E passione è una parola che riassume bene tutte quelle forze interiori che possiamo anche definire motivazione intrinseca. Le sue ricerche vertono sulla fiducia intesa da un punto di vista economicocomportamentale: qual è la relazione con la sfera privata? Più conosco una persona, più fiducia avrò in lei e più le permetterò di avvicinarsi. La chiave della sfera privata è la fiducia. Un detto recita: fidarsi è bene, controllare è meglio. Vero, controllare è molto utile, ma costoso. Se sui tram ogni passeggero venisse controllato nessuno viaggerebbe senza biglietto. Ma è efficienza questa? Kenneth J. Arrow, premio Nobel per l’economia recentemente scomparso, disse: «Potersi fidare degli altri sulla parola permette di risparmiare un sacco di costi e problemi». Il politologo Francis Fukuyama considera la fiducia persino L’economista comportamentale Iris Bohnet afferma: «La fiducia migliora l’efficienza». come un fattore per la creazione del benessere di una nazione o di un’azienda. È d’accordo? Di recente in un negozio mi sono accorta di aver dimenticato il portafogli quando mi trovavo già in cassa. Ho chiesto al cliente in coda dietro di me se potesse prestarmi del denaro e lasciarmi il suo nome e indirizzo, cosa che ha fatto. Così ho evitato la seccatura di dover andare a casa e tornare al negozio. Assieme all’assegno ho poi inviato a quella persona anche una scatola di cioccolatini – gli interessi insomma. La fiducia migliora senza dubbio l’efficienza, è vantaggiosa per tutti. Riporre o meno fiducia in qualcuno dipende anche dalla reputazione della persona in questione. A volte la nostra opinione personale su qualcuno è meno importante di quella degli altri. Questo è il potere della reputazione. E con il progresso tecnologico questo potere aumenta. Prima di un acquisto consultiamo le recensioni. Amazon, Ricardo e TripAdvisor hanno semplificato il mondo e rafforzato l’orientamento al cliente, ma come ogni altro progresso nascondono dei pericoli. L’onda incontrollata di commenti? Ultimamente mi capita spesso di ripensare a «L’onore perduto di Katharina Blum» di Heinrich Böll. È la storia di una donna che, pubblicamente screditata a causa dell’amicizia con un criminale, cade vittima di un tragico destino. Böll ne fa una critica ai media scandalistici, che appaiono però innocui rispetto ai social media. Com’è possibile verificare tutto ciò che viene pubblicato? Non c’è da stupirsi se viviamo nell’era delle «fake news». Oggi più che mai è importante proteggere la sfera privata. L’importanza della fiducia aumenta? Cambia. La fiducia serve quando l’informazione è ripartita in modo asimmetrico. Se tutti sappiamo le stesse cose non c’è bisogno di aver fiducia in qualcuno. Le ultime tecnologie hanno ad esempio portato maggiore trasparenza nel mondo della finanza e incrementato lo scambio di informazioni. Da un iPad oggi è possibile intervenire sulla propria strategia d’investimento e monitorarla costantemente. Durante i colloqui con i consulenti clientela abbiamo tutti i dati sotto mano e possiamo simulare gli scenari più disparati in tempo reale. Da un lato il cliente dispone di più informazioni ma dall’altro il quadro è diventato poco trasparente, la complessità è aumentata e si trova anche a scegliere tra più offerenti. In questo contesto, fiducia e competenza riacquistano un’enorme importanza. Parte della sua attività di ricerca dimostra come le persone diventino sensibili quando si abusa della loro fiducia, lei la chiama avversione al tradimento. Possiamo paragonarla all’avversione al rischio? No. Faccio un esempio lampante della differenza. Supponiamo che andiate al casinò e che ci sia un gioco in cui potreste raddoppiare la puntata. Qual è la probabilità di vincita per cui secondo voi varrebbe la pena giocare? Giocheremmo se in più della metà delle giocate ci fosse la possibilità di vincita. Quindi una probabilità di circa il 55 per cento. Ora succede che un collega che non conoscete bene vi chiede del denaro in prestito, promettendo di restituirvene il doppio a fine settimana. Con quale probabilità di riavere il denaro decidereste di prestarglielo?